Servizi alle Persone


I servizi offerti alle persone consistono in incontri individuali, su appuntamento, in incontri di gruppo e in seminari (consulta il calendario degli eventi o richiedi informazioni).

L'attività di counseling è svolta nel rispetto del Codice Etico della S.I.Co. - Società Italiana di Counseling (allegato) e del Codice Deontologico della AssoCounseling (allegato).

Il Counseling Ipnologico si è rivelato utile, fra l'altro, per:

  • Balbuzie
  • Bruxismo
  • Cancro e dolore da cancro
  • Cefalea ed emicrania
  • Controllo del peso e dell'alimentazione
  • Controllo delle abitudini e dei vizi
  • Controllo e regolazione delle emozioni
  • Depressione
  • Disfunzioni del sistema immunitario
  • Disfunzioni della libido e della sessualità
  • Disordini dissociativi dell'identità
  • Disordini post-traumatici da stress (ptsd)
  • Disordini psicosomatici
  • Dolore acuto e cronico
  • Dolore da parto e preparazione al parto
  • Fobie
  • Paure
  • Attacchi di panico
  • Insonnia
  • Problemi dell'infanzia e dell'adolescenza
  • Recupero di ricordi dimenticati
  • Sindrome da colon irritabile
  • Verruche e dermatopatie
  • Sterilità

Per informazioni sugli studi che attestano i risultati delle ricerche e delle sperimentazioni condotte, visita il sito dell'International Journal of Clinical and Experimental Hypnosis: http://www.ijceh.com

Il counseling ipnologico non è sostitutivo delle cure mediche, ove necessarie; piuttosto, spesso ne potenzia l'efficacia.


Il counseling professionale è un'attività dedicata al sostegno e allo sviluppo delle persone, che si svolge attraverso una serie d’incontri mirati tra Counselor e Cliente, e che ha come obiettivo il miglioramento della qualità di vita del cliente, sostenendo i suoi punti di forza e le sue capacità di autodeterminazione.
Il counseling offre uno spazio di ascolto e di riflessione, dove esplorare difficoltà, relative ai processi evolutivi, fasi di transizione e stati di crisi, e rinforzare le capacità di scelta e di cambiamento.
Un percorso di Counseling serve a superare momenti difficili e a decidere in quale direzione muoversi.
Attraverso la ritrovata consapevolezza dei propri punti di forza, il Cliente acquisisce gli strumenti per risolvere concretamente la sua difficoltà.
Il counseling può essere erogato in vari ambiti: privato, sociale, scolastico, sanitario, aziendale. Si rivolge al singolo, alle famiglie, ai gruppi e alle istituzioni.
Il Counselor è la Figura Professionale che, avendo seguito un adeguato corso di studi, e in possesso pertanto di un diploma rilasciato da specifiche scuole di formazione, è in grado di favorire la soluzione di disagi esistenziali di origine psichica.
L'intervento di counseling può essere definito come la possibilità di offrire un orientamento o un sostegno a singoli individui o a gruppi, favorendo lo sviluppo e l'utilizzazione delle potenzialità del cliente.
All'interno di comunità (ospedali, scuole, università, aziende, comunità religiose), l'intervento di counseling, da un lato, mira a risolvere nel singolo individuo il conflitto esistenziale e il disagio emotivo, che compromettono un’espressione piena e creativa, dall'altro, può inserirsi come elemento facilitante il dialogo tra la struttura e il collaboratore.
La figura professionale del counselor nasce negli anni trenta in America e approda in Europa attraverso la Gran Bretagna, dove in breve tempo si afferma con ruoli e funzioni specifiche.
Anche in Italia si opera in questo campo da molti anni, e, dagli anni ’70 in poi, scuole, istituti e centri di formazione hanno formato validi professionisti con competenze di counselor.
Il Counseling Ipnologico sfrutta le potenzialità e i vantaggi dell’azione con gli stati di coscienza per potenziare l’efficacia dell’intervento.
Un momento di crisi, grazie al Counseling, può diventare un’opportunità di crescita e concorrere al miglioramento del benessere generale della persona.

A cosa serve un percorso di counseling in ambito personale?
Migliorare autostima e fiducia in sé stessi
Ridurre ansia, stress, insoddisfazione e abitudini negative
Prendere decisioni e concretizzare progetti personali o professionali
Affrontare con maggior efficacia problemi personali o professionali
Imparare a gestire emozioni, pensieri e conflitti
Migliorare la comunicazione e le relazioni con sè stessi e con gli altri
Recuperare un proprio equilibrio

Come funziona?
Durante il primo incontro si definisce il problema da affrontare e si valutano le modalità del percorso da intraprendere.
D’accordo con il client, si stabiliscono gli obiettivi da raggiungere e un tempo massimo (mediamente 15-20 incontri).
Il counselor sceglie di volta in volta il tipo d’intervento più adatto alla persona, offrendo un ascolto attento e qualificato, protetto dalla totale e assoluta riservatezza.

Il Counseling in ambito lavorativo
Il Counseling e lo studio della Comunicazione sono strumenti utili per migliorare situazioni individuali e relazionali anche in contesti esterni come aziende, istituzioni e scuole.
È possibile programmare incontri individuali o di gruppo, con frequenza occasionale o periodica, incentrati su specifiche problematiche o su attività utili a rafforzare l’affiatamento e la cooperazione del gruppo.
L'aumento del benessere delle persone in un contesto di lavoro può essere conseguito attraverso:
- La risoluzione di situazioni conflittuali e di disagio
- L'agevolazione e il miglioramento della comunicazione
- Una corretta gestione dello stress e degli stati emotivi

Il Counseling in ambito scolastico
All'interno delle scuole è possibile creare sportelli di ascolto, interventi su tematiche specifiche all'interno delle classe, incontri individuali o di gruppo rivolti ad insegnanti e genitori.
Nel contesto scolastico interventi di Comunicazione e Counseling permettono:
La libera espressione dello studente e l'esplorazione delle difficoltà
Il raggiungimento di una maggiore autoconsapevolezza e una migliore gestione delle reazioni emotive e comportamentali
La riattivazione e valorizzazione delle risorse dei ragazzi, con conseguente incremento dell'autonomia, della sicurezza in se stessi e dell'auto-efficacia

Il Counseling in ambito sanitario e ospedaliero
Negli Ospedali è possibile introdurre il counseling a favore dei pazienti, dei loro parenti e del personale medico e paramedico, per:
- sostenere il paziente durante il ricovero e aiutarlo ad affrontare la sua condizione del degente
- sostenere il paziente nella sua nuova dimensione di vita, anche post-ricovero
- sostenere il paziente nella sopportazione del dolore
- sostenere i familiari del paziente
- aiutare medici e infermieri nella gestione dello stress e nel miglioramento della comunicazione col paziente e i suoi familiari
Il Focusing è una modalità di attenzione introspettiva corporea che può essere applicata a varie forme d’intervento nella relazione d’aiuto psicologico. È possibile apprendere il focusing con un percorso formativo. A qualcuno riesce spontaneo, non appena dirige l'attenzione al proprio corpo tenendo a mente un certo problema. Una persona può imparare a focalizzare in poco tempo con l'aiuto di piccoli suggerimenti.
Nessuna definizione descrive il focusing adeguatamente. Ciò che lo distingue dall’ordinaria consapevolezza dei sentimenti è che inizia dal corpo e avviene al margine fra conscio e inconscio: in quella zona si può lasciar emergere un'impressione somatica di un qualunque argomento ed esplorarla. Sulle prime è solo un vago disagio, ma presto diventa una sensazione precisa su cui si può lavorare e nella quale sono riconoscibili molte componenti.
Il focusing è utile al cliente, che impara a esperire somaticamente pensieri ed emozioni che spesso rimangono a un livello più superficiale di coscienza, a sentire quindi il corpo dall'interno, ed è utile al counselor, cui permette di calibrare l'intervento sulla singola persona e di riequilibrarlo in ogni momento della seduta a seconda delle esigenze del momento.
Il focusing consente di accedere regolarmente e deliberatamente proprio al luogo in cui avviene il movimento terapeutico. Dai primi studi effettuati (Gendlin, 1968c, 1986) è emerso che alcuni clienti iniziavano la terapia conoscendo già questa forma di attenzione corporea e che, come previsto, ottenevano punteggi più alti nelle valutazioni dei risultati. Nelle registrazioni sono frequenti i riferimenti all'esperienza interna. Ad esempio, il cliente dice: "Lo sento chiaramente, ma non so ancora che cos'è...". Nella maggior parte dei casi, però, è una modalità in cui s’incappa sporadicamente. Quindi, è un grosso vantaggio sapere come favorirne la scoperta e l'utilizzo deliberato. Evita il rischio di attardarsi su materiale superficiale o emozioni che, per quanto profonde, restano identiche a se stesse.
A paragone dei nostri soliti pensieri e sentimenti, il materiale che proviene dal margine della coscienza esperito somaticamente è più complesso e sfaccettato, ma al tempo stesso più soggetto a evoluzioni. Non siamo legati alle forme del passato ma, contrariamente a quanto spesso si afferma, non possiamo neppure 'costruire' narrative nuove a piacimento. Solo certi passi portano avanti la nostra reale vita somatica.
Secondo il metodo esperienziale, le teorie non sono né vere né false (Gendlin, 1962). Non sono vere, perché il tipo di entità che descrivono non esiste nella concreta esperienza umana. Ma non sono neppure false tout court, perché a volte ci permettono di scoprire esperienze che altrimenti sfuggirebbero all'osservazione. Se liquidassimo la teoria, la realtà di ciò che evidenzia resterebbe invariata.
Nel metodo esperienziale, teorie, concetti e parole significano le effettive esperienze che rilevano, in primo luogo dentro di noi, secondariamente in altri individui. Naturalmente, ognuno è diverso e può sempre sorprendere, ma presto si arriva a riconoscere e vivere una gamma di esperienze che talvolta è messa in luce da una data teoria. Quando pensiamo alla teoria, non pensiamo solo ai concetti; pensiamo e viviamo le esperienze, che non sono mai solo quello che dice la teoria. Fare esperienza è invariabilmente più complesso. E può portare a cambiamenti che, stando ai concetti, sarebbero impossibili.
Uno dei grandi vantaggi dell'approccio esperienziale alla teoria è che si possono pensare e fare più cose nuove partendo dalle esperienze, piuttosto che dai concetti. Un altro vantaggio è che l’approccio esperienziale consente di utilizzare tutte le teorie. Le teorie possono contraddirsi a vicenda, ma le esperienze concrete che esse ci fanno scoprire no. Un'esperienza non contraddice le altre. L’esperienza diretta è molto più complessa e sfaccettata dei concetti e delle teorie.
L’American Psychological Association Division of Psychological Hypnosis nel 1993 ha dato una definizione che sintetizza con chiarezza cosa si intende per ipnosi, sia in ambito terapeutico che in ambito scientifico: "L’ ipnosi è una procedura durante la quale un professionista della salute suggerisce che un cliente, paziente o soggetto sperimenti cambiamenti nelle sensazioni, nelle percezioni, nei pensieri o nel comportamento". Il contesto ipnotico viene creato generalmente da una procedura di induzione. Sebbene ci siano molte differenti induzioni ipnotiche, la maggior parte di esse include le suggestioni di rilassamento, calma e benessere. Inoltre durante le induzioni ipnotiche vengono aggiunte istruzioni di immaginare o di pensare ad esperienze piacevoli.
Le persone rispondono all’ipnosi in modi diversi: alcuni descrivono l’esperienza di uno stato alterato di coscienza. Altri descrivono l’ipnosi come un normale stato di attenzione focalizzata, durante il quale si sentono molto calmi e rilassati. Al di là di come e in che misura rispondono, molte persone descrivono l’esperienza come piacevole.
Alcuni sono molto responsivi alle suggestioni ipnotiche, mentre altri sono meno responsivi. La capacità di una persona di sperimentare le suggestioni ipnotiche può essere inibita da timori e preoccupazioni che scaturiscono da concezioni erronee comunemente diffuse. A differenza di come l’ipnosi viene presentata nei libri, nei film o in televisione, le persone ipnotizzate non perdono il controllo del loro comportamento. In realtà rimangono coscienti di chi sono e, a meno che non venga suggerita espressamente l’amnesia, normalmente ricordano ciò che è avvenuto durante il processo ipnotico. L’ipnosi facilita nelle persone l’esperienza delle suggestioni, ma non le costringe ad avere queste esperienze. L’ipnosi comporta l'affievolirsi dell’orientamento nei confronti della realtà esterna e lo stabilirsi di un nuovo orientamento nei confronti di una realtà concettuale astratta.
Oggi sappiamo che la maggior parte delle persone può essere ipnotizzata, con i metodi formali o conversazionali, e che, in normali condizioni, nessuno può convincere una persona ipnotizzata a rivelare un segreto se non vuole, o a compiere atti che non vuole o non ritiene leciti o confacenti alla situazione. Infine, dalla trance ipnotica si può uscire in qualsiasi momento lo si voglia e non c’è bisogno di stati di eccezionale profondità affinché le suggestioni ipnotiche diventino efficaci.
L’effetto dell'ipnosi durante e dopo la seduta, al di là di obiettivi specifici, consiste in uno stato di lucidità mentale, rilassatezza, buonumore, entusiasmo: insomma, una condizione di benessere. Il correlato neuro-fisiologico riscontrabile più importante è una riduzione degli ormoni dello stress (cortisolo e adrenalina), un aumento di endorfina (la molecola euforizzante) e un potenziamento delle difese immunitarie.

Ipnosi regressiva (a ipotetiche vite precedenti)
Esplorare le nostre (ipotetiche) vite passate è un’esperienza a forte impatto emotivo. Ci consente di capire meglio chi noi siamo e qual è lo scopo del nostro esistere. Ci aiuta a sciogliere i nodi che ci impediscono di andare avanti, ci chiarisce l’origine di alcune inspiegabili fobie o attrazioni, il nostro persistere in atteggiamenti sbagliati anche se ci fanno soffrire. E’ un viaggio verso dimensioni trascendenti nell’ottica di una spiritualità universale e salutare.
Attraverso l’Ipnosi Regressiva si può trovare la risposta alle domande che l’uomo si è sempre posto.
L’esperienza della regressione ipnotica ci aiuta a superare la paura della morte e della separazione; ci insegna a relativizzare le cose e quindi ad arrabbiarci di meno, e ci aiuta ad affrontare il dolore del lutto.
La meditazione è il tentativo costante di mantenere uno specifico assetto di attenzione.
Tutti i sistemi di meditazione conosciuti possono essere classificati sulla base delle strategie per mantenere l’attenzione, che sono sostanzialmente due: la strategia di “concentrazione” e la strategia di “consapevolezza” (o penetrazione).
Nella concentrazione, la strategia di attenzione del meditatore si fissa su un singolo oggetto di percezione, riportando costantemente la mente su questo oggetto, quando divaga. In alcune tecniche la volontà del meditatore si attiva attaccandosi all’oggetto di percezione scelto come bersaglio e resiste ad ogni divagazione. In altre tecniche si suggerisce una modalità passiva per cui l’oggetto di percezione viene semplicemente rigenerato, quando si è perduto nel flusso di coscienza. Benché questi approcci siano agli estremi opposti della scala attività/passività, sono strumenti equivalenti per ri-orientarsi costantemente su un singolo oggetto e così sviluppare la concentrazione.
Con le tecniche di consapevolezza (penetrazione), i fondamenti teorici dell’attenzione sono identici: osservazione continua, piena, in ogni istante successivo, vigilanza totale alla catena di coscienza del meditatore.
Tra le scuole di meditazione ci sono pochi generi puri. La maggior parte sono eclettiche e usano una varietà di tecniche di entrambi gli approcci. Ma la necessità che il meditatore mantenga la sua attenzione focalizzata, o attraverso la concentrazione o attraverso la consapevolezza, è l’unico ingrediente invariabile nella ricetta per alterare la coscienza ed accedere a stati alternativi della medesima.
Le convinzioni del meditatore determinano il suo modo di interpretare ed etichettare le sue esperienze di meditazione, ma i lineamenti dello stato che il meditatore raggiunge dipendono da come ci è arrivato. Il metodo contiene in sé l’obiettivo.
Il cammino di concentrazione porta il meditatore a fondersi con il suo oggetto di meditazione e poi a trascenderlo. Man mano che raggiunge livelli più profondi, la beatitudine diviene più irresistibile e più raffinata. Ogni sistema che usi la concentrazione descrive lo stesso viaggio, anche se ogni scuola impiega termini differenti. Gli attributi chiave di questo stato sono sempre gli stessi: perdita della coscienza sensitiva, attenzione concentrata su un oggetto fino all’esclusione di tutti gli altri pensieri, e sensazioni sublimi di estasi.
Nel cammino di consapevolezza, la mente del meditatore assiste alle sue stesse attività, ed egli giunge a percepire segmenti sempre più fini del suo flusso di pensiero. Quanto più le sue percezioni si affilano, tanto più egli si distacca da ciò a cui assiste, per allontanarsi definitivamente da ogni coscienza nello stato nirvanico. In questo stato non c’è alcuna esperienza di alcun genere. I sistemi che usano la consapevolezza descrivono il cammino della penetrazione: percezione sempre più fine della mente del meditatore, distacco da tutti gli eventi, e una concentrazione forzata sul momento presente.

Effetti della meditazione sul cervello e sulla salute
L’interesse della scienza occidentale verso le pratiche meditative è documentato innanzitutto dal fatto che le più significative tecniche di rilassamento occidentali vengono elaborate, nei primi decenni del ventesimo secolo, tenendo presente anche l’esperienza dell’oriente.
In particolare, lo psichiatra tedesco J. H. Schultz, combinando le conoscenze sull’ipnosi e la meditazione Raja yoga, elaborò il più famoso metodo di rilassamento ed autoipnosi occidentale: il training autogeno.
Nella seconda metà del secolo scorso iniziarono i primi studi scientifici per decifrare i cambiamenti fisici che si realizzano durante la meditazione. Le conclusioni di queste prime indagini scientifiche sono le seguenti:
- Forte riduzione, a livello cardiorespiratorio, del ritmo del respiro e di quello cardiaco.
- Stato di rilassamento profondo, diverso dal sonno, in cui il cervello è vigile e quieto e l’attenzione è potenziata.
- Diminuzione significativa del consumo di ossigeno.
- Regolazione della produzione di cortisolo, fondamentale ormone dello stress.
- Aumento notturno della melatonina, fondamentale ormone del sonno con funzioni chiave nella sincronizzazione dei ritmi biologici dell’organismo.
- Riduzione della noradrenalina, neurotrasmettitore prodotto sia dalle surrenali sia dal cervello, con ruoli molteplici sull’umore e sul sistema immunitario.
- Aumento della serotonina, neurotrasmettitore di grande rilievo per l’umore (antidepressivo) ma anche per la regolazione della fame e della sazietà.
- Aumento della Dhea (deidroepiandrosterone), ormone prodotto sia dalle surrenali sia dal cervello, con ruoli molteplici sia sull’umore sia sul sistema immunitario.
- Aumento del testosterone, ormone maschile per eccellenza, ma che svolge un ruolo importante anche nelle donne perché, soprattutto in menopausa, costituisce una riserva per la produzione di ormoni femminili (estrogeni), tramite un meccanismo di conversione enzimatica dall’ormone maschile a quello femminile, che si chiama aromatizzazione.
- Maggior controllo dei circuiti neuroendocrini e segnatamente di quello dello stress.
- Aumento della frequenza, dell’ampiezza e della sincronizzazione delle onde alfa. Queste onde cerebrali compaiono normalmente quando si chiudono gli occhi, ma nei meditatori esperti, durante la meditazione, le onde alfa compaiono a livello delle cortecce frontali anche ad occhi aperti.
- Comparsa di scariche di onde teta soprattutto in fase di meditazione profonda.
- Comparsa di onde gamma durante gli esercizi di visualizzazione e non solo.
- Maggiore coerenza cerebrale e migliore comunicazione tra gli emisferi.
La meditazione allena la capacità di attenzione. L’affinamento dell’attenzione dura al di là della sessione di meditazione stessa. La meditazione aumenta la capacità di raccogliere sottili segnali percettivi nell’ambiente e di prestare attenzione a ciò che succede piuttosto che lasciare la mente vagare altrove. Ciò significa che nella conversazione con un’altra persona, il meditatore sarà più empatico, poiché egli può prestare un’attenzione più intensa a ciò che l’altra persona sta facendo o dicendo, e può raccogliere meglio i messaggi nascosti che l’altro sta inviando; il meditatore ha una maggiore capacità di ascolto della comunicazione non verbale.
Tutte le tecniche di meditazione sembrano avere la stessa efficacia nell’abbassare il livello di ansia ed aiutare a governare lo stress, ma varia il modo di “riaddestrare” l’attenzione. In particolare, in alcune tecniche che si rifanno a Gurdjieff, i cervelli dei meditatori hanno mostrato una specificità della corteccia, la capacità di attivare solo le aree del cervello necessarie al compito del momento, lasciando invece inattive le aree irrilevanti. Questo è il modo in cui lavora il cervello quando siamo nel massimo dell’efficienza e della vigilanza. Se sono attivate troppe aree, diventiamo sovraeccitati e la nostra prestazione è scarsa; se sono attive troppe poche aree, siamo deboli. L’apparato del cervello e del corpo lavora al meglio quando sono attivate solo le aree che sono essenziali al lavoro del momento.
Le ricerche sulla meditazione hanno messo in luce che meditazione e rilassamento non sono la stessa cosa. La meditazione è, nell’essenza, un modo di riaddestrare l’attenzione: da qui derivano i suoi peculiari effetti cognitivi, come aumentare la concentrazione e l’empatia del meditatore. Inoltre, la meditazione si è rivelata un mezzo potente per attivare la capacità interiore dei pazienti di partecipare alla propria guarigione.

Meditazione e psicoterapia
Molte psicoterapie contemporanee partono da una descrizione della condizione umana simile a quella delle psicologie orientali. Freud, per esempio, ha parlato di “nevrosi universale dell’uomo”. Buddha, d’altro canto, affermava che “tutto ciò che è mondano, è disordine”. Entrambi partivano da una condizione umana di sofferenza. Ma mentre l’intuizione della condizione umana era simile, la risposta differisce radicalmente. Attraverso l’analisi, Freud cercò di aiutare i suoi pazienti ad affrontare, comprendere e riconciliarsi con questa tragica condizione della vita. Il Buddha, attraverso la meditazione, cercò di sradicare le fonti della sofferenza in un riorientamento radicale della coscienza.
Le psicoterapie occidentali lavorano all’interno dei limiti della coscienza, per modificare l’impatto dei contenuti del proprio passato, in quanto esso influenza il presente, o attraverso la ristrutturazione del significato di quei contenuti esperienziali, o attraverso la ristrutturazione del contesto nel quale essi si collocano. Le psicologie orientali ignorano i contenuti della coscienza, cercando invece di alterare lo stato mentale in cui essi sono registrati nella coscienza. Le psicoterapie convenzionali postulano come già dati ed immodificabili i processi mentali, cercando nel contempo di alterare gli schemi socialmente condizionati. I sistemi orientali trascurano questi schemi socialmente condizionati, mirando piuttosto al controllo e all’autoregolazione degli stessi processi mentali.
Le terapie occidentali modificano, rompendolo o affievolendolo, il controllo condizionante che il passato ha sul comportamento presente; la meditazione, invece, mira ad inibire il processo di condizionamento in sé, cosicché non sarà più un fattore determinante, fondamentale delle azioni future. Nell’approccio orientale, il cambiamento comportamentale e della personalità è secondario, un epifenomeno di altri cambiamenti che si verificano, attraverso la volontaria autoregolazione di stati mentali, nei processi basilari che definiscono la nostra realtà.
I due approcci, quello occidentale e quello orientale, non si escludono a vicenda; anzi, possono essere complementari. La loro adozione congiunta può produrre un cambiamento in tutta la persona più radicale e più potente di quanto ognuno di essi può fare separatamente.

Attraverso quali tratti permanenti si manifesta la riorganizzazione della coscienza dei meditatori esperti?
Alcuni studi hanno documentato fra gli effetti duraturi:
- affinamento percettivo
- diminuzione della distraibilità
- recupero accelerato dall’eccitamento da stress
- abbassamento generale del livello di ansia
- diminuzione dei disordini psicosomatici
- incremento degli stati d’animo positivi
- diminuzione dei tratti nevrotici misurati sulla scala di Eysenck
- indipendenza crescente dai segnali situazionali, vale a dire un locus of control maggiormente interiore
- maggiore spontaneità e congruenza
- maggiore capacità di manifestare contatto
- maggiore autoaccettazione
- più alta considerazione di sé
- maggiore abilità ad entrare in sintonia con un’altra persona
La mindfulness, nel senso più generale del termine, riguarda il risvegliarsi da una vita vissuta in automatico e l'essere sensibili alle novità nelle nostre esperienze quotidiane. Con la consapevolezza mindful, il flusso di energia e informazioni, che è la nostra mente, entra nella nostra attenzione cosciente e noi possiamo comprendere i suoi contenuti e riuscire a regolare il suo flusso in modo nuovo. La consapevolezza mindful implica effettivamente più del semplice essere consapevoli: implica essere consapevoli degli aspetti della mente. Anziché vivere in modo automatico e superficiale (mindless), la mindfulness ci rende consapevoli, riflettendo sulla mente abbiamo la possibilità di fare delle scelte, ragion per cui diventa possibile cambiare.
Il modo in cui focalizziamo la nostra attenzione ci aiuta a modellare direttamente la nostra mente. Quando sviluppiamo una certa forma di attenzione alle nostre esperienze nel qui e ora e alla natura della nostra stessa mente, creiamo quella speciale forma di consapevolezza: la mind-fulness.

Alcuni studi scientifici hanno dimostrato che applicazioni specifiche della consapevolezza mindful migliorano la nostra capacità di regolare le emozioni, di contrastare la disfunzione emotiva, di migliorare i pattern di pensiero e di ridurre gli assetti mentali negativi.
Le ricerche su alcune dimensioni delle pratiche di consapevolezza mindful rivelano che esse rafforzano il funzionamento del corpo: la sua capacità di guarigione, le risposte immunitarie, la reattività allo stress e il senso generale di benessere fisico sono rafforzati dalla mindfulness. Anche le nostre relazioni con gli altri migliorano, forse perché la capacità di percepire i segnali emotivi non verbali degli altri può esserne rafforzata e la capacità di sentire i mondi interni degli altri. Così, finiamo per fare esperienza in modo compassionevole dei sentimenti degli altri e possiamo essere empatici con loro poiché ne comprendiamo il punto di vista.
Possiamo vedere il potere che la consapevolezza mindful ha di realizzare questi effetti benefici sulle nostre vite quando pensiamo che questa forma di consapevolezza può modellare direttamente l'attività e la crescita delle parti del cervello responsabili delle nostre relazioni, della nostra vita emotiva e della nostra risposta fisiologica allo stress.
La Programmazione Neurolinguistica, solitamente detta in maniera abbreviata PNL, più che una teoria del comportamento, è un modello, un insieme di tecniche e procedure, la cui validità è ricercata nella loro utilità ed efficacia, accantonando ogni pretesa di essere una rappresentazione della “Verità”.
L’approccio epistemologico della PNL è quello cognitivo-comportamentale, tipico più delle scienze biologiche, che quello delle scienze umanistiche e della psicologia tradizionale. L’enfasi sull’efficacia ne fa una disciplina molto dinamica, suscettibile di essere costantemente aggiornata con nuovi sviluppi e nuove procedure. La via attraverso la quale si ricercano nuovi modelli e nuove tecniche, in grado di produrre i cambiamenti desiderati, è quella dell’osservazione dell’esperienza soggettiva, di cui si suppone l’assoluta individualità e irripetibilità per ogni persona, ma anche una ben definita ed operante “struttura” comune, che appunto ci caratterizza in quanto “esseri umani”.
La PNL è nata dal felice incontro di due intelligenze davvero perspicaci, uniche ed eccezionali, quella di John Grinder, professore di linguistica, e di Richard Bandler, studente di matematica e d’informatica.
Questi due geniali autori, attraverso l’osservazione acuta dell’operato di alcuni psicoterapeuti di successo dell’epoca (Milton Erickson, Fritz Perls e Virginia Satir) ed un’altrettanto acuta sintesi delle conoscenze scientifiche di vari campi apparentemente distanti fra loro - come l’informatica, la cibernetica e la linguistica – hanno cominciato a supporre che il comportamento degli umani, per quanto differenziato e talvolta bizzarro possa apparire a prima vista, ha una sua struttura ed è retto da regole che, se conosciute, possono essere utilmente utilizzate per migliorare la qualità della vita di ciascuno. E questa struttura è osservabile anche in quel particolare comportamento umano retto da regole che è il linguaggio, come avevano notato Chomsky e gli altri scienziati che avevano studiato i linguaggi e proposto il modello della “grammatica trasformazionale”.

Il cuore della PNL è l’affermazione che il comportamento umano è “programmato”, cioè ha una struttura, ed è controllato dal sistema neurale (del quale i cinque sensi sono i sistemi alla base della percezione) attraverso la “trasduzione” dell’informazione che l’organismo riceve dall’interno di sé e dal mondo esterno.
L’interazione di un essere vivente con il resto del mondo è un processo di comunicazione che, fra gli umani, è mediata dal linguaggio e quindi anche attraverso il linguaggio avviene la programmazione delle funzioni neurali dell’individuo e cioè dei modi in cui egli risponde agli stimoli, ossia “si comporta” con tutto il suo essere fisico, mentale e spirituale.
Dall’osservazione dei comportamenti esteriori (movimenti oculari, gesti, posture, respirazione, lessico, tono e velocità del parlato, ecc.) è possibile risalire ai processi mentali di ciò che accade dentro di noi, ovvero ai programmi comportamentali in atto, anche se, naturalmente, ci rimangono ignoti i contenuti del pensiero, a meno che non siano riferiti dal soggetto, e soltanto nel modo e nella misura in cui il soggetto può e vuole riferirli. Infatti, il più delle volte e per la maggior parte, i contenuti dei nostri processi mentali, così come i processi mentali medesimi, sono fuori della nostra consapevolezza, ovvero sono inconsci.
Allora, per cambiare un comportamento, ovvero il risultato di un processo, non è necessario conoscerne i contenuti simbolici che sono processati. È sufficiente - per usare una terminologia presa a prestito dall’informatica - conoscere il listato d’istruzioni del programma sottostante quel processo e sapere come modificarlo per ottenere un comportamento diverso in tutte le circostanze in cui il soggetto utilizzerà quel programma.
Ma che cos’è, in questo contesto, un “programma”? È il risultato di un apprendimento di strategie comportamentali rivelatesi efficaci in esperienze passate. Quando però le medesime strategie continuano a essere applicate in contesti diversi, a causa di un’errata categorizzazione e rappresentazione dell’esperienza, i risultati possono essere catastrofici in termini di salvaguardia del benessere psico-fisico della persona.
In tal caso, il Programmatore neuro-linguista, operatore del cambiamento, ha a sua disposizione tutto un nutrito set di “tecniche” per aiutare il soggetto ad effettuare un nuovo apprendimento, una nuova categorizzazione, nuove distinzioni e nuove generalizzazioni che hanno come risultato la ristrutturazione dell’esperienza soggettiva della persona e l’acquisizione conseguente di nuove abilità di risposta nei contesti appropriati. Il soggetto amplia così il bagaglio delle sue strategie di risposta di fronte alle nuove esperienze della vita, che d’ora in poi sarà per lui più ricca e soddisfacente.
La conoscenza può avere una funzione “etica”, nel senso che può essere messa al servizio del nostro comportamento, e può essere “ecologica”, nel senso che può essere rispettosa degli equilibri ambientali ed integrata in essi. Questo è sicuramente vero per la PNL. Conoscere i meccanismi, i processi, la struttura dell’esperienza soggettiva umana, ci pone nella condizione di agire nel mondo in modo più efficace e più rispettoso verso gli altri, incrementando le nostre abilità comunicative ed empatiche, e migliorando, quindi, la nostra intelligenza emotiva.
Per questo motivo, le scoperte della PNL sono utili non solo nella psicoterapia, ma anche nella vendita, nella formazione, nella negoziazione e in generale in tutte le circostanze nelle quali c’è comunicazione fra le persone.
E, considerato che noi tutti abbiamo un costante “dialogo interno”, la cui natura e qualità è di fondamentale importanza per il nostro benessere e per il nostro modo di essere al mondo in modo efficace rispetto ai nostri desideri ed ai nostri obiettivi, possiamo concludere che la PNL ci è utile sempre!