L'Istituto giuridico della Mediazione

Il nuovo istituto della mediazione civile e commerciale, approvato con il decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28 (Gazzetta Ufficiale 5 marzo 2010, n. 53), attuativo della riforma del processo civile (Legge 69/2009), ha introdotto nel nostro Paese un sistema alternativo di risoluzione delle controversie, con una riforma che, a regime, è destinata a modificare la mappatura del processo civile, deflazionando il sistema giudiziario italiano rispetto al carico degli arretrati e al rischio di accumulare nuovo ritardo.

È definita "mediazione" l'attività, comunque denominata, svolta da un terzo imparziale e finalizzata ad assistere due o più soggetti:

  • sia nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia (c.d. mediazione compositiva);
  • sia nella formulazione di una proposta per la risoluzione della controversia (c.d. mediazione propositiva).

Attraverso la mediazione si arriva alla conciliazione, con il supporto degli organismi, in altre parole enti pubblici o privati, abilitati a svolgere il procedimento di mediazione (senza, però, l'autorità per imporre una soluzione), iscritti in un registro istituito con decreto del Ministro della Giustizia.

Chiunque può accedere alla mediazione, purché si pongano questioni inerenti diritti disponibili, senza escludere aprioristicamente forme di negoziazione. Non sono previste formalità particolari ed è possibile utilizzare anche modalità telematiche.

È sufficiente presentare un'istanza presso l'organismo competente, indicando:

  • l'organismo;
  • le parti;
  • l'oggetto;
  • le ragioni della pretesa (c.d. causa petendi).

L'avvocato deve informare il suo cliente, in modo chiaro e per iscritto, nel primo colloquio, della possibilità di avvalersi del procedimento di mediazione; il documento così formato e sottoscritto dal cliente dovrà essere allegato all'atto introduttivo nell'eventuale giudizio; diversamente, sarà il giudice a informare la parte della facoltà di intraprendere un procedimento di mediazione.

I tipi di mediazione previsti sono tre:

1) mediazione facoltativa, quando è liberamente scelta dalle parti;

2) mediazione obbligatoria, quando è imposta dalla legge; il procedimento di mediazione deve essere esperito, a pena d'improcedibilità (da eccepire nel primo atto difensivo dal convenuto, oppure dal giudice, non oltre la prima udienza), nei casi di controversie che si riferiscono a:

  • condominio
  • diritti reali
  • divisione
  • successioni ereditarie
  • patti di famiglia
  • locazione
  • comodato
  • affitto di azienda
  • risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti
  • risarcimento del danno derivante da responsabilità medica
  • risarcimento del danno derivante da diffamazione con il mezzo della stampa o altro mezzo di pubblicità
  • contratti assicurativi, bancari e finanziari

3) mediazione giudiziale, quando è il giudice a invitare le parte a intraprendere un percorso di mediazione.

Il procedimento di mediazione ha una durata massima di quattro mesi.

Se si raggiunge l'accordo (conciliazione), il mediatore redige processo verbale, sottoscritto dalle parti (non contrario all'ordine pubblico o a norme imperative), che può prevedere il pagamento di somme di denaro per ogni violazione ulteriore o inosservanza, è omologato con decreto del Presidente del Tribunale, nel cui circondario ha sede l'organismo, previo accertamento della regolarità formale; il verbale omologato è titolo esecutivo per l'espropriazione forzata, per l'esecuzione in forma specifica e per l'iscrizione di ipoteca giudiziale;

Se non si raggiunge l'accordo (mancata conciliazione), il mediatore forma processo verbale con l'indicazione della proposta e delle ragioni del mancato accordo.

A quel punto può iniziare il processo civile.

Se, al termine del processo giudiziario, il provvedimento che definisce il giudizio corrisponde interamente al contenuto della proposta conciliativa, il giudice:

a) esclude la ripetizione delle spese della parte vincitrice che ha rifiutato la proposta, relativamente al periodo successivo alla stessa;

b) condanna al pagamento delle spese processuali di controparte;

c) condanna al versamento di un'ulteriore somma, d'importo corrispondente al contributo unificato dovuto.

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